Quando arrivi tardi a lezione….

Alle volte è un meccanismo inconscio che si innesca la mattina: per quanto ti ripeti che arrivare in orario è di vitale importanza, continui a muoverti a rallentatore. Sorseggi il caffè come fossi ospite dell’Arcivescovo di Costantinopoli. Abbinare la maglia ai jeans diventa un affare di stato tanto da chiedere l’aiuto dei vicini di casa per prendere una decisione. Lavi i denti con una cura minuziosa tanto che non avrai bisogno dell’igienista dentale per i prossimi decenni. Hai passato la prima ora della giornata con la reattività di un bradipo in coma.
Arrivi in facoltà, dopo aver guidato costantemente in terza, con due ore di ritardo e non ti spieghi proprio come sia potuto succedere, con aria compiaciuta ti siedi al bar e attendi che cominci la prossima lezione ma intanto avrai la coscienza pulita perché “io mi sono alzato in orario, capita!”

 

Alle volte, invece, ti svegli con un quarto d’ora di anticipo e contemporaneamente riesci a fare 12 cose contemporaneamente tanto da ritrovarti con i pantaloni alzati fino alle ginocchia, lavi i denti risciacquando con il caffè e parti direttamente in quinta.
Guardi l’orologio e ti complimenti con te stesso: questa volta arrivi in orario.
Sei a meno di 1 km dall’università quando succede l’imprevisto: un cane decide di defecare al centro della carreggiata, una processione di anziani decide di attraversare la strada, il Barrichello di turno crea un ingorgo tentando di cambiare corsia, etc etc.. Il tuo occhio comincia a tremare e cominci a sbraitare in quattro lingue diverse agitando il pugno fuori dal finestrino.

 

Arrivi finalmente davanti l’aula che, ovviamente sarà all’ultimo piano della facoltà e l’ascensore sarà fuori uso, dopo aver fatto quattro gradini alla volta, sei sudato fradicio e hai il fiatone, hai solo cinque minuti di ritardo e tra te e te ti dici che poteva andare peggio. Apri la porta, attraversi la stanza ad occhi bassi mentre la professoressa ti guarda in cagnesco e finalmente ti siedi (ovviamente l’unico posto disponibile è in un’ultima fila dietro qualcuno alto 2m), guardi la lavagna e ti rendi conto che ha già spiegato 3/4 del programma semestrale, come risolvere la crisi economica mondiale col teorema di Cauchy e pure la ricetta del polpettone della domenica. Hai già capito come andrà il resto della giornata e ti chiedi cosa ti sei svegliato a fare.

 

Come è andata a me oggi? Bè, aspetto ancora che mi passi il fiatone.

 

Per la Rubrica Pausa Caffè di Vincenzo Faddetta 
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