Pausa caffè, quello che alimenta la mia vita universitaria

“Per prima cosa Dio creò il caffè, altrimenti non ce l’avrebbe fatta a fare tutto il resto”

 

Questo recitava un tweet che lessi qualche tempo fa e che diventò un mantra, il mio mantra.

 

Sono le prime 18 calorie che ingerisco al mattino e che mi consentono, innanzitutto, di non sbattere contro qualsivoglia superficie che si interpone tra me e l’inizio della giornata quando, come uno zombie, vago muto e a tentoni tra le stanze di casa mia.

 

È il mantra degli studenti e a noi, consumatori seriali di caffeina, ci riconosci subito: Siamo quelli che alle 08.00 del mattino fissano il vuoto, al bancone del bar, e mescolano caffè in attesa della prima lezione.

 

Il primo caffè del mattino è un rito sacro, un momento magico.

 

E di questi rituali, durante il giorno, ne seguiranno altri e tutti altrettanto importanti:

  • Il caffè delle 09.00: c’è sempre qualcuno che durante la lezione, sotto voce e con un tono tra il disperato e l’intimidatorio bisbiglia ” P A U S A” invocando il professore di turno a sospendere per una manciata di minuti qualsiasi attività. Ora, che lui accetti o meno poco importa, ti alzerai e andrai di nuovo al bar a fissare il vuoto e a mescolare caffè. Questo è il caffè che ti sveglia o che almeno ci prova.
  • Il caffè delle 14.00: sei già esausto e delle 5h di lezioni precedenti ricordi solo la pausa caffè. È il caffè che ti offre il collega, quello che tu offri ad un altro. È il caffè che ti rilassa. Ciance e caffeina e poi si torna in aula.
  • Il caffè delle 18.00: arrivi al bar e non chiedi nulla, sei già servito. I baristi lo sanno sempre. È il caffè più dolce, quello che chiude 736828h di lezioni.

 

A fine anno ti trovi a fronteggiare tremolii vari, un tic all’occhio sinistro e una parlantina degna del migliore avvocato. Hai in corpo più caffeina che sangue e un debito col bar dell’università più consistente della prima rata delle tasse universitarie.

 

Nel post laurea forse dimenticherai un numero consistente di nozioni e teoremi appresi nel corso degli studi ma le pause caffè no, quelle non si scordano. Avranno sempre il suono delle risate fatte per la collega imbranatissima che l’ha rovesciato addosso, l’odore familiare dei luoghi in cui ti trovi oggi a trascorrere la tu giornata, il gusto deciso di un “ciao, a domani!”.

 

L’anno accademico si scandisce in caffè bevuti e non in semestri.

 

Ora scusate, il barista mi aspetta.

Per la rubrica “Pausa Caffè” curata da Vincenzo Faddetta.

  
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